Fabrizio Macchi

Posted on 30 November 2009 by Sara P.

Fabrizio Macchi, non è solo un campione del paraciclismo mondiale. Atleta di successo ha raccontato a M4S un pezzo della sua vita. Disponibile e profondo, come emerge dall’intervista, Fabrizio è un uomo che, oltre le medaglie, ha molto da trasmettere.

fabrizio macchi

Una carriera gloriosa con un inizio difficile. Un’infanzia come molte, poi la malattia…
Avevo circa tredici anni quando mi ha colpito la malattia, è stato un crocevia, un prima e un dopo. Dopo il tumore, con i miei 3 anni e mezzo di ospedale, 17 interventi e 20 cicli di chemioterapia, mi sono trovato senza una gamba ma con una vita davanti… Dove hai trovato tanta forza, quanto è stato determinante lo sport in quel momento della tua vita? Ho iniziato a rimettermi in movimento con la riabilitazione e lo sport è stato l’elemento cruciale in questo senso e il mio corpo ha risposto bene fin da subito. Prima la riabilitazione, poi abbiamo intentato la strada degli sport paralimpici, ed è stata la scelta giusta. Lo sport è stata tre le medicine che mi hanno permesso di tornare in forma e rientrare nella società. Lo sport è stato fondamentale allora quanto in forma diversa lo è oggi, in questo momento oltre ad essere una grande passione è anche il mio lavoro. Come sei arrivato alla bicicletta? Nel 1998 dopo aver smesso di sciare Enrico Arcelli mi parlò di atleti che correvano in bici con una gamba sola… Ed è così che mi sono avvicinando ad un mezzo che in breve tempo si è rivelato ideale per me!

fabrizio macchi

I tuoi traguardi più importanti?
Sicuramente il Campionato del mondo di quest’anno! Ho vinto tantissime medaglie, sia ai Mondiali sia Olimpiche, ma vincere in Italia, proprio vicino a casa, è stato il traguardo più importante tra tutti.

Le difficoltà maggiori che hai dovuto affrontare?
All’inizio la difficoltà maggiore è stata l’approccio con le persone e l’ipocrisia di certa gente. Fortunatamente non si può generalizzare, ma spesso mi son trovato di fronte a persone che manifestavano un atteggiamento compassionevole nei mie confronti. E questo è stato lo scoglio più duro del mio inzio.

La famiglia è stata fondamentale nei momenti più difficili della tua vita…?
Decisamente. Durante la malattia i miei genitori sono stati il supporto costante e indispensabile che mi ha dato la forza di fronteggiare la situazione. Oggi questo supporto lo trovo sempre nella famiglia. Mia moglie e mio figlio Thomas di tre anni, sono la mia forza più grande.

Con una carriera intensa come la tua come riesci a conciliare la famiglia con gli impegni sportivi?
Il mio tempo libero è tutto per la famiglia. Quando sono a casa sono con loro, se non mi alleno sono con loro. Penso che sia importante la qualità di un rapporto piuttosto che il tempo disponibile. Quando sono in trasferta sono spesso con me, e se non lo sono fisicamente… lo sono comunque!

Progetti per il futuro?
Il mio obiettivo è Londra 2012. Sarà la mia quarta Paralimpiade e nel mondo del ciclismo sarei il primo atleta italiano a partecipare per la quarta volta. Una grande ambizione ma soprattutto un traguardo di tutto rispetto.

Che preparazione occorre per raggiungere simili obiettivi?
Tantissimo allenamento, è determinate. Con i miei 20.000 Km l’anno in sella, distribuiti tra bici da cronometro e bici da strada mi tengo in forma e nei mesi invernali affianco tanta palestra. Una buona alimentazione è indispensabile, e alla mia età (sorride… NdA)… anche il riposo non deve mancare!

Testa o fisico?
Testa.

Ci sveli il tuo segreto per il successo?
Non ci sono grandi segreti, la chiave per il mio successo, nella vita come in gara è l’affetto della mia famiglia. È l’elemento principale, il segreto per proseguire bene sportivamente quanto nel quotidiano è vivere in buona armonia.

macchi su pista

Questo è ciò che hai cercato di trasmettere con il tuo libro?
L’idea si è sviluppata quando è nato Thomas, mi ha ispirato. Con il mio libro non intendo fornire consigli ma semplicemente raccontare qual è stato il percorso che mi ha permesso di uscire da certe difficoltà, sperando che comunque ciò possa essere di supporto. E poi credo che quando mio figlio sarà grande potrà essere utile anche a lui, per comprendere meglio la propria vita e il suo papà.

macchi

Fabrizio Macchi, Più forte del male.Edizioni Piemme – 2007

www.fabriziomacchi.com

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